
VITORCHIANO
Vitorchiano è un comune italiano di 5 224
abitanti[1] della provincia di Viterbo nel Lazio. Il nome Vitorchiano viene fatto
derivare da Vicus Orclanus, il che rivelerebbe una presunta
dipendenza dal centro di Norchia (o Orcla) presso Vetralla,
luogo sacro alla dea etrusca Norzia. La rupe di Vitorchiano, come è stato
accertato da ritrovamenti della fine del secolo scorso, fu sede di un
abitato già nell'età del bronzo; la forte posizione
dell'insediamento ripropone anche qui la vicenda comune a gran parte
dei paesi dell'Etruria meridionale, in cui un florido villaggio del
periodo finale dell'età del bronzo (XI secolo a.C.) ne ha preceduto
lo sviluppo storico. Forse occupato in epoca
etrusca, castrum romano e poi centro urbano fortificato
nella parte più meridionale della Tuscia Longobardorum,
Vitorchiano vanta una storia secolare influenzata a lungo dalla
politica espansionistica della vicina e potente Viterbo. Quando
nel 1199 Vitorchiano si dichiarò libera da ogni legame con
Viterbo il borgo fu assediato dalle milizie viterbesi contro le quali
fu invocato l'aiuto di Roma. Nel 1201, Vitorchiano fu liberato
dall'assedio e divenne feudo di Roma. Ma i contrasti tra Roma e
Viterbo continuarono per tutta la metà del Duecento.
I Fedeli di Vitorchiano
Nel 1232 i Viterbesi si impadronirono
del paese e lo devastarono. L'Annibaldi fortificò il borgo con nuove
mura che resero Vitorchiano praticamente imprendibile, i
Vitorchianesi però non sopportarono il suo governo. Dopo aver
inutilmente supplicato Roma di liberarli dal giogo, nel 1267
provvidero a proprie spese a rifondere Giovanni Annibaldi per i costi
sostenuti. Quando ormai al senato romano apparve evidente che
Vitorchiano era perduto a causa della politica poco lungimirante,
avvenne un fatto straordinario: i Vitorchianesi fecero atto solenne e
formale di sottomissione a Roma. Il Senato Romano a questa notizia
nominò Vitorchiano "Terra Fedelissima all'Urbe", le
riconobbe ampie esenzioni fiscali, le consentì di aggiungere al
proprio stemma la sigla S.P.Q.R., di fregiarsi della Lupa Capitolina
e di usare il motto Sum Vitorclanum castrum membrumque romanum,
cioè Vitorchiano, castello e parte di Roma. Il privilegio più
importante fu rappresentato dall'onore di fornire gli uomini per la
guardia capitolina. Essi furono denominati "Fedeli di
Vitorchiano". Questo privilegio è stato costantemente
esercitato da Vitorchiano dal 1267 fino ai nostri giorni. Ancora oggi
è possibile ammirare la Guardia del Campidoglio nei costumi che,
secondo la tradizione, furono disegnati da Michelangelo
Buonarroti, nelle manifestazioni ufficiali del comune di Roma come il
21 aprile giorno del Natale di Roma. La città di Roma
conferisce un appannaggio annuale a Vitorchiano tratto dalle imposte
comunali che serve a retribuire la Guardia tra i cui compiti c'è
anche quello di suonare le particolari trombe romane, dette clarine,
in occasione delle principali manifestazioni pubbliche ufficiali, che
proprio per questo motivo sono dette tradizionalmente "le
clarine di Vitorchiano" e a Roma la frase "suonare le
clarine" è divenuta proverbiale e sta a significare chiamare a
raccolta il popolo per la lotta.
